MARZIA MATARESE
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micropaisake

Micropaesaggi

I micropaesaggi sono geografie post-naturali che emergono da un esercizio di paesaggismo speculativo. Attraverso la distorsione della tecnica scientifica della coltivazione in piastre di Petri, questa pratica propone la creazione di paesaggi divergenti su scala microscopica. In essi, i territori vengono ricostruiti a partire da frammenti di ambienti fisici o affettivi, dando conto delle organicità, dei legami, dei resti e delle memorie che in essi si attivano.

Micropaesaggi

Fotografia, installazione video, tecniche miste e colture (2022 - in corso)

I micropaesaggi funzionano come uno strumento per narrare gli spazi a partire dalle relazioni invisibili di chi li abita, orientando lo sguardo verso ciò che sfugge alle rappresentazioni normative dello spazio e delle relazioni interspecie. Questa pratica distorce una tecnica scientifica originariamente destinata a coltivare organismi con fini definitori — isolare e classificare i campioni biologici — e la riorienta verso la creazione di paesaggi speculativi che traboccano in ecologie promiscue e deviate.

Il micropaesaggio invita ad attraversare le scale come metodo di ricerca e di fabulazione critica. Da questa prospettiva, le relazioni tra i diversi elementi che costituiscono tali territori si torsionano, e la separazione tra organico e artificiale si sfuma fino a rendere impossibile discernere ciò che precede e ciò che segue una natura già intervenuta da molteplici agenzie.

In questo modo, si rivendica la capacità generativa — e rigenerativa — degli assemblaggi post-naturali di dare origine a nuove configurazioni che integrano entità biotiche e abiotiche. Queste configurazioni incarnano modalità di abitare il pianeta nel suo momento attuale: una realtà in cui tanto i nostri corpi quanto gli ecosistemi che attraversiamo sono costantemente modulati da agenti sintetici che riconfigurano le nostre biologie ed ecologie.

Earth-embodied microlandscapes

Installazione video digitale a due canali (2024)

Un micro-paesaggio è un luogo sospeso, composto da esistenze improbabili e divenire divergenti. Temporaneamente confinato entro i limiti della materia organica che cresce, cambia e si decompone, è segnato dalla propria impermanenza. Rappresenta geografie di corpi in potenza, sfidandone le condizioni di normatività in un ambiente emergente. In Earth-embodied microlandscapes, questi territori vengono ricostruiti attraverso la memoria del frammento, che si attiva quando si unisce ad altri frammenti della realtà. Così facendo, esplorano una nuova condizione post-naturale all'interno dell'artificio, generando paesaggi speculativi di esistenze e relazioni che suggeriscono nuovi scenari di possibilità. L'indeterminatezza di ciò che cresce e si sviluppa nel micro-paesaggio evoca la capacità degli organismi di adattarsi a un ambiente in trasformazione. All'interno della fragilità di un micro-ecosistema in costante cambiamento, il micro-paesaggio dialoga con la propria impermanenza.


Specifiche:
L'installazione video consiste in due video con audio (l'audio è lo stesso per entrambi i canali). Le proiezioni possono essere posizionate su superfici giustapposte od opposte (in quest'ultimo caso, l'intenzione è creare uno spazio che il pubblico possa attraversare). Le due proiezioni devono essere riprodotte in sincrono per far coincidere l'audio.

Link al video

Anarchivi Holobionti

Processo di ricerca (2024 - in corso)

Come strumento di ricerca, Anarchivi Holobionti permette di elaborare mappe di esperienze collettive, in modo situato e da un approccio relazionale. Questa metodologia affronta la micropolitica degli affetti, la memoria collettiva, i danni storici ed ecologici, le relazioni multispecie e i legami tra un corpo collettivo e il suo territorio, adottando una prospettiva non-antropocentrica, transecofemminista e queer.

Fotografia di Luna Coppola. Workshop con Arquea Colectivo a Einxs Pro.